zuppa speziata di lenticchie

11 ottobre 2011 § 1 Commento



A metà agosto sono tornata dal Nepal con un’insana passione per la zuppa di lenticchie, quella che accompagna il dahl bat, nella fattispecie, e con una scorta di spezie che mi durerà fino al 2030.
C’è questo pepe, laggiù, che si chiama zanthouxyllum, o timur (in realtà zanthouxyllum, ho scoperto, è il nome della pianta). In Italia si chiama pepe di Sichuan e, a differenza di quanto il nome faccia pensare, non ha alcuna relazione con il pepe tradizionale, e infatti non è piccante, tanto che il commesso del negozio me ne ha data una bacca da masticare. In realtà viene utilizzato solo l’involucro della bacca. Il gusto ricorda un limone molto aspro, ma è l’effetto che ha sulla lingua ad avere dell’incredibile: la addormenta. Non tutta, però, solo la punta.
Non devo dirvi che è diventata la mia spezia preferita, vero?
Secondo me, poi, ci stava benissimo con una zuppa di lenticchie speziata.

ingredienti

60 g di urid dahl
60 g di mung dahl
un quarto di cipolla
mezzo cucchiaino di curcuma
mezzo peperoncino piccante
mezzo cucchiaino di zenzero in polvere
mezzo cucchiaino di cumino
qualche cucchiaio di salsa di pomodoro
8 bacche di pepe di Sichuan
6 foglie di kaffir lime
5 cucchiai di latte
olio per soffriggere
burro per mantecare
pepe bianco

Il procedimento è semplicissimo.
Fate soffriggere la cipolla tritata finché non è ben tenera, aggiungete le lenticchie, che avrete precedentemente lavato bene, e la curcuma, il peperoncino, il cumino e lo zenzero, fate tostare tutto qualche minuto e coprite con acqua. Io ne ho messa circa mezzo litro. Dopo una ventina di minuti aggiungete le foglie di lime, il latte e la salsa di pomodoro, aggiustate di sale e portate a cottura, aggiungendo eventualmente altra acqua. Tostate il pepe di Sichuan, tritatelo (io l’ho semplicemente schiacciato per sbriciolarlo) e aggiungetelo a fuoco ormai spento, insieme a un cucchiaio di burro e a una spolverata di pepe. Servite ben calda.

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§ Una risposta a zuppa speziata di lenticchie

  • […] Queste focaccine sono la cosa più buona che io abbia fatto da quando nanocucina esiste. No, di più. Queste focaccine sono la cosa più vicina al paradiso che io conosca in questo momento (sì, ok, non va un granché in effetti). Sul serio: io questa sera (ieri sera, per chi legge) ho fatto LE focaccine con la cipolla come non avete mai osato chiederele. La crosta è croccante, il centro è ben cotto ma umido, si scioglie in bocca. Per ogni focaccina c’è tipo un litro d’olio, eppure non sono (non sembrano) unte. Mangiate tiepide sono uno spettacolo, quando ho morso la prima ho detto oddio. E ne ho mangiate altre due. Il merito è quasi tutto mio, ma non avrei potuto farcela senza dei cipollotti di Tropea che ci manca poco che li morda da quanto son buoni e  invece mi limito ad affettare nell’insalata e che dal cassetto del frigorifero mi imploravano di essere usati. Complimenti per la lungimiranza. E senza la semola di Bongiovanni, che non finirò mai di ringraziare perché propone farina bio ottima a prezzi popolari e non mi paga per dirlo. L’acqua è quella del rubinetto di Monza. Sai mai che il segreto dia proprio quello. L’impasto è un’evoluzione di quello che Anna aveva usato per il suo pane Carasau, senza lo shanso, che ho scoperto essere nientemeno che il famigerato pepe si sichuan, di cui parlavo qui. […]

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