merluzzo croccante su crema di patate con fonduta di scamorza affumicata

29 marzo 2012 § 5 commenti

Faccio coming out: a me la pasta con il tonno e una spolverata abbondante di pecorino (o financo di parmigiano) piace. E anche in quella con le vongole secondo me ci sta tutto. Eppure mi ricordo di quando, da piccina, era forse la prima pasta con il tonno di cui mi ricordi (ah, le madeleine), ho chiesto il parmigiano e mi hanno detto NON SI FA! La mia madeleine ha il retrogusto amaro del piacere negato. Son cose che segnano per sempre. E infatti tuttora la pasta tonno e parmigiano per me ha il sapore del proibito.
Comunque ora che i grandi chef stanno sdoganando il binomio pesce+formaggio posso sentirmi fiera della mia lungimiranza. Tra l’altro pare che sia un retaggio degli anni Sessanta, roba da vecchi, insomma.
Dunque l’altra sera mi sono lasciata prendere la mano e questo è il risultato.

ingredienti (per due persone)
180/200 ml brodo vegetale
240 g di patate
80 g scamorza
100 g latte
2 trancetti o filetti di merluzzo
un uovo
panko (o pangrattato)
farina q.b.
olio per friggere (preferibilmente EVO)
sale
pepe
semi di senape (facoltativi)

Tagliate la scamorza a dadini, scioglietela a bagnomaria a fuoco lentissimo con il latte e scordatevi di ottenere, così facendo, una fonduta. Mica si chiamano formaggi filanti per niente: arriverà il momento in cui dovrete arrendervi e passare tutto con il frullatore a immersione. Dopo averlo fatto la vostra fonduta sarà molto più docile.
Nel frattempo cuocete le patate al vapore, sbucciatele, schiacciatele e frullatele insieme al brodo caldo e amalgamatele alla suddetta fonduta. Aggiustate di sale, eventualmente aggiungete un po’ di brodo o di latte, se dovesse risultare troppo densa. Infarinate il merluzzo, già pulito e suddiviso in porzioni, passatelo nell’uovo battuto e poi nel panko (o nel pangrattato). Friggete in olio bollente, scolate, passate su carta assorbente e adagiate sulla crema di patate e scamorza, spolverate con un po’ di pepe, qualche grano di senape, un giro d’olio EVO e via.
Il panko non è altro che un pangrattato giapponese, ma molto, molto più leggero del nostro: la sua consistenza è simile a quella dei fiocchi come risultato si ottiene una frittura molto più ariosa, asciutta e croccante. Tipo che da quando lo uso (l’altroieri) è cambiata la mia concezione del fritto. Si trova negli alimentari orientali, ma si può preparare anche in casa, come insegna la cuochina.

i canederli alle bietole di Enrica

26 marzo 2012 § 6 commenti

È la prima volta che sono ospite dell’iniziativa di Cinzia e la sorte ha voluto che io fossi in coppia con Enrica. Il suo blog non lo conoscevo, però ora che lo conosco mi piace molto e vi dico subito perché.
Primo: i suoi piatti sono sempre molto semplici. Pochi ingredienti abbinati sempre alla perfezione, e poi ogni tanto di quei guizzi creativi che lèvati.
E secondo: le sue foto sono sempre belle anche se lei non è una fotografa. A me i foodblogger fotografi professionisti fan paura. Per dire, io le foto le faccio in una scatola di cartone bianca con le pareti di carta da lucido (una roba autoprodottissima che non si può vedere) e un neon bianco. Stop. La macchina fotografica non è nemmeno mia. Non so cosa farei senza il mio neon bianco. E senza Photoshop.
Comunque per questi due motivi io il blog di Enrica lo sento particolarmente affine e quindi ci ho messo due settimane prima di decidere cosa preparare. Me lo sono letto da cima a fondo. Due volte. Ho selezionato la ricetta, preso nota di tutto, calcolato i tempi. Poi al supermercato non ho trovato l’ingrediente principale. Enrica, sappi che se oggi ci fossero stati i topinambur avrei sicuramente rifatto queste qui. Devo ricordarmi di non fare più la spesa di domenica. E quindi, armata di smartphone, ho optato per i canederli alle bietole, ché mi facevano primavera, il pane secco abbondava e avevo un pecorino appena arrivato da Malaga da ostentare.

ingredienti
150 g di pane raffermo
1 cipolla non troppo grande
1 spicchio d’aglio
200 g di bietola lessata
3 cucchiai di farina
1 uovo
mezzo bicchiere di latte
burro q.b.
sale e pepe
pecorino appena arrivato da Malaga q.b.

Tritare finemente la cipolla e l’aglio e farli rosolare insieme a una noce di burro. Aggiungere la bietola ben strizzata e tritata e saltare in padella per qualche minuto, aggiustando di sale e pepe. Aggiungere il pane tagliato a dadini (più piccoli sono meglio è), la farina, il latte caldo e mischiare energicamente. Una volta tiepido aggiungere l’uovo leggermente battuto e mischiare. Enrica ha usato due uova e un solo cucchiaio di farina, forse perché ha usato il pane da canederli. A me un solo uovo è bastato e avanzato: il composto era molto morbido, anche se in cottura si è rassodato.

Lasciar riposare per almeno 20 minuti e formare i canederli con le mani leggermente umide. Tuffare in acqua bollente salata e cuocere per una decina di minuti. Io li ho conditi con burro fuso, una spolverata di pecorino e una macinata di pepe.

Con questa ricetta partecipo al contest non contest di Cinzia Dai, ci scambiamo una ricetta.

P.S. casualmente abbiamo scelto di postare proprio oggi che è il compleanno di Enrica, con la quale mi scuso perché con auguri sono veramente pessima, mi vergogno proprio a farli. E infatti cosa c’è di meglio per festeggiare di un bel piatto di canederli? Praticamente tutto.

quanti modi di fare e rifare… gli auguri di compleanno

22 marzo 2012 § 5 commenti

In ritardo, come sempre, però alla fine arrivo!
Questo mese c’è un’edizione straordinaria del laboratorio di cucina aperta Quanti modi di fare e rifare, e spero che mi perdoneranno se arrivo con ben due ore di ritardo (ma tanto ora cambio l’orario di pubblicazione e nessuno se ne accorge). Dunque, oggi è il compleanno di Stefania, che io festeggio con particolare entusiasmo, perché grazie a lei ho scoperto i cjalsons e da allora la mia vita non è più la stessa. E poi ho altri motivi *segretissimi* per festeggiare!
Cosa c’è di meglio di una torta al cioccolato del maestro Santin? Non saprei. Però rassicuro tutti: la torta Tenerella è veramente buona. Tipo una delle migliori che siano mai state sfornate nelle cucine di nanocucina. Lo so che lo dico sempre, però questa volta è vero. È anche semplicissima da fare, non a caso l’ho presa dal libro Le mie ricette base, che è diventato la mia bibbia da un paio di mesi.

ingredienti
200 gr di cioccolato 55%
100 gr di burro
4 uova
100 gr di zucchero
60 gr di farina
mezzo cucchiaino di cremor tartaro

Saldate il forno a 170°. Tagliate il cioccolato a pezzi e fatelo fondere a bagnomaria insieme al burro, a fuoco lentissimo: il composto non deve scaldarsi troppo. Lasciate intiepidire e unite i tuorli, uno alla volta, poi la farina setacciata. Montate gli albumi a neve fermissima insieme allo zucchero e al cremor tartaro (ormai ne abuso quando monto gli albumi, così non mi si smontano nemmeno a piangere). Uniteli delicatamente al composto, mischiando con una spatola dal basso verso l’alto. Versate in uno stampo rivestito di carta forno e cuocete per 15/20 minuti: come dice il nome, la torta deve rimanere morbida all’interno. Io ho prolungato di altri 10 minuti perché risultava veramente TROPPO morbida. È fantastica sia tiepida che fredda, meglio ancora il giorno dopo: sembra di addentare un fondente, è da lagrime.

muffin al doppio cioccolato e cannella violentemente buoni

20 marzo 2012 § 1 Commento

Io non so perché non faccio più spesso i muffin. Hanno lo stesso valore consolatorio di una polpetta, ma in più sono dolci, quindi partono comunque avvantaggiati. Eppure la teglia da muffin IKEA giaceva praticamente inutilizzata da mesi. Fino a oggi.
Per questa ricetta ho usato la panela colombiana che ho trovato in un negozio di prodotti etnici: in pratica è lo stadio primordiale dello zucchero mascobado, si presenta in panetti e prima di essere utilizzata va grattugiata o ridotta in scaglie. Io l’ho ridotta in scaglie. La panela porta alle estreme conseguenze la caratteristica che più mi piace del mascobado: la consistenza granulosa. Nei muffin secondo me si sposa perfettamente con il cioccolato in scaglie, perché un po’ lo richiama e quando ne trovi un pezzetto non completamente sciolto non sai mai se stai mordendo del fondente o dello zucchero. Effetto sorpresa! Comunque qui si è fuso quasi tutto. L’altra cosa che mi piace della panela è il retrogusto che ricorda la cannella e il caramello. E quindi, per simpatia, ci ho aggiunto anche la cannella.
Per far contenti anche i maschi che leggono questo blog, ho cucinato con un tacco 12.

ingredienti
210gr farina 00
10 g di cremor tartaro
200 gr di zucchero panela (o zucchero mascobado)
10o+40 g di cioccolato fondente con fave di cacao Alce Nero
3 uova
150 ml latte
120 g di burro fuso
sale
40 g di cioccolato (o gocce di cioccolato)
1 cucchiaino di cannella in polvere

Scaldare il forno a 180°.
Se utilizzate la panela grattugiatela, oppure riducetela in scaglie con un coltello. Mischiatela con la farina, setacciata insieme al lievito, in una ciotola capiente.
Fondete a bagnomaria 100 g di cioccolato insieme al burro e lasciate intiepidire.
Sbattete le uova con il latte, aggiungete il cioccolato fuso con il burro e unite agli ingredienti secchi precedentemente amalgamati. Tritate molto grossolanamente i restanti 40 g di cioccolato e aggiungeteli al composto.
Riempite degli stampi da muffin imburrati e infarinati. Per verificare la cottura fate la solita prova dello stecchino, comunque non dovrebbero volerci più di 15/20 minuti, a seconda della grandezza dello stampo.

Con questa ricetta partecipo al contest basta un poco di zucchero di Note di cioccolato.

zeppole di san giuseppe

19 marzo 2012 § 1 Commento

Addirittura due post in un giorno? Ebbene sì, perché mi sono accorta ieri a mezzanotte (quasi mezzanotte) che oggi è san Giuseppe e che quindi non avrebbe avuto molto senso pubblicare la ricetta, che ne so, tra una settimana. E così ieri notte ho acceso il forno. Quello della foodblogger è un duro lavoro.
Io le zeppole di san Giuseppe nemmeno sapevo cosa fossero fino a giovedì scorso, poi me l’hanno spiegato: sono ciambelline di pastella fritte, ripiene di crema, con la ciliegina on top. Come noterete dalla foto, la ciliegina qui non c’è. Le ciliegine candite non fanno parte della mia dispensa base. Però dei canditi avanzati dallo scorso natale li avevo ancora. Dite che possono andare? Poi vabè, in cottura non è rimasta la tipica striatura della pasta e la crema pasticcera prima è impazzita, poi è rimasta troppo liquida. Non è che sia soddisfattissima del risultato, ma basta il pensiero, no? L’anno prossimo le farò meglio. E magari le friggo, ché all’una di notte non mi sembrava il caso e le ho fatte al forno.
Al di là del fattore estetico, stamattina ne ho mangiate tre e sono buone, quindi non mi sento troppo in colpa a mettere qui la ricetta.

ingredienti per 11/12 zeppole
150 farina
150 acqua
30 burro
1 cucchiaino e mezzo di zucchero
1 pizzico di sale
3 uova
mezzo cucchiaino di lievito
zucchero a velo
crema pasticcera

Scaldate il forno a 180° con modalità ventilata. Nel frattempo preparate l’impasto, che in pratica altro non è che una pasta choux. Mettete in un pentolino l’acqua insieme allo zucchero, al sale e al burro. Quando bolle gettate la farina setacciata (perché non volete grumi, vero?) tutta insieme e mischiate finché l’impasto si stacca e forma una palla. Ci vuole pochissimo, tipo 3o secondi. Lasciate intiepidire, poi unite le uova, una alla volta. Non aggiungete l’uovo successivo se il primo non è completamente amalgamato. Se non state cucinando nel cuore della notte potete anche usare delle fruste elettriche. Io ho impastato tutto con le mie manine sante. Aggiungete il lievito, mettete tutto nella sac à poche, usando un beccuccio largo a stella, e formate delle ciambelline, stando ben attenti a non fare il buco troppo grande: ricordatevi che andranno riempite di crema! Infornate per 35/40 minuti. Preparate la crema pasticcera. Guarnite le ciambelline con lo zucchero a velo, la crema, e la ciliegina a chiudere tutto.

pizza con erborinato di capra, cipolla caramellata, nocciole e miele

19 marzo 2012 § 2 commenti

Niente, ormai il mio licoli non lo ferma più nessuno. Questa versione, forse per le condizioni atmosferiche particolarmente favorevoli, è ancora meglio della precedente. L’accostamento è nato perché volevo partecipare al contest Honey Sweet Honey di cappuccino e cornetto (voglio fortemente quelle teglie a pois nella mia cucina, con le piastrelle rosse ci starebbero d’incanto!), ma non mi andava di farlo con una ricetta dolce. E così, pensa che ti ripensa, è nata questa pizza che, lasciatevelo dire, non è niente male: i sapori si sposano senza prevaricare gli uni sugli altri. Ottimo, perché qualche dubbio sull’erborinato ce l’avevo. Le dosi sono per una sola pizza, quindi per la base ho utilizzato questa, dimezzando le quantità.

Ingredienti
1 cipolla di Tropea
1 cucchiaio di miele + altro per guarnire
2 cucchiai di passito
60 g di erborinato di capra
una manciata di nocciole

Affettare la cipolla ad anelli sottili e cuocerla a fuoco lentissimo insieme al miele (io ho usato miele di eucalipto), al passito e a un pizzico di sale. Tagliate l’erborinato a dadini di circa mezzo centimetro di lato. Tritate le nocciole grossolanamente e fatele tostare in un padellino. Nel frattempo scaldare il forno al massimo. Quando avrà raggiunto la temperatura giusta distribuite un velo d’olio sulla pizza e infornatela nel ripiano più basso. Dopo 5 minuti conditela con l’erborinato, la cipolla caramellata, le nocciole tritate. Accendete il grill e spostate la pizza nel ripiano più alto. Fate cuocere altri 5 minuti e servite molto calda, accompagnata da un filo di miele.

con questa ricetta partecipo al contest di Cappuccino e Cornetto Honey Sweet Honey

e al contest di cuocopercaso Le cipolle… in una valle di lacrime

la pizza con pasta madre liquida (finalmente)!

15 marzo 2012 § 7 commenti

Da quando ho iniziato a panificare con il licoli sono ossessionata dalla pizza napoletana perfetta. Quella con il cornicione e le bolle, base non troppo sottile, non croccante perché la fetta si deve piegare senza spaccarsi, per intenderci. Che poi io la napoletana vera non l’ho nemmeno mai mangiata, mi sono solo fatta un’idea, e secondo me è così.
Tempo fa ero arrivata a un risultato molto soddisfacente grazie alla ricetta di un amico ex-pizzaiolo, con 1 grammo di lievito di birra, lunga lievitazione e l’ausilio di mezza patata schiacciata. Era venuta *una roba*. La prima cosa che ho fatto è stata provare a convertirla. Niente da fare. Buona era buona, ma niente a che vedere con la napoletana dell’immaginario collettivo. Un ottimo risultato l’ho ottenuto con la ricetta di Sonia (che deve avere un forno *da paura*: a me mica si erano gonfiate così), e poi con quello di Anna, e infatti per un po’ ho usato le loro ricette. Poi però qualche sera fa sono stata a mangiare la pizza da Berberè (fatevi un favore e andateci, anche se non siete della zona –io non lo sono–, perché merita davvero) e l’ossessione per la pizza napoletana perfetta è tornata a farsi sentire. E così domenica ho iniziato a rinfrescare il licoli, lo volevo bello vispo, e mi sono messa a fare qualche ricerca. Il risultato non è ancora La Pizza, però secondo me le si avvicina molto. Secondo me con una buona refrattaria e una farina più adatta viene pure meglio di così (e magari il forno a legna, grazie).
La preparazione è un po’ lunga: ci vogliono circa 20 ore di lievitazione, ma di fatto, dopo la fase di impasto iniziale e la stesura finale, ve la potete dimenticare in frigorifero.

ingredienti
220 di farina (io ho usato la Spadoni per pizza, prossimamente proverò quella del Molino Rossetto)
80 g di farina di kamut
220 g di acqua
200 g di pasta madre liquida (licoli) rinfrescata almeno due volte
9 g di sale
un cucchiaio di olio
altra farina per lo spolvero

Io ho iniziato a impastare verso le 23. Sciogliete il licoli nell’acqua. Setacciate le due farina in una ciotola capiente, formate un buco al centro e iniziate a versare l’acqua poco alla volta, incorporandola con una forchetta. Quando sarà assorbita completamente impastate velocemente con una mano sola. L’impasto sarà molto morbido. Lasciate riposare 10 minuti, aggiungete il sale e l’olio, altra impastatina veloce, altri 10 minuti di riposo.
Infarinate molto bene la spianatoia, rovesciate l’impasto e date 3/4 pieghe del tipo 2. Sarà ancora molto colloso, non preoccupatevi, va bene così: acquisterà consistenza in seguito. Coprite a campana, lasciate riposare altri 10 minuti e date altri 3/4 giri di pieghe.  Continuate così per altre 3 volte almeno e vedrete che man mano acquisterà una sua personalità più definita e sarà più liscio e consistente. Disponetelo con la chiusura dell’ultima piega rivolta verso il basso in una ciotola di vetro con coperchio ben oliata e mettete tutto in frigorifero. Il giorno successivo, verso le 17, estraete l’impasto e lasciatelo a temperatura ambiente per un paio d’ore. Dividetelo in due (se volete delle pizze belle grosse e prepotenti, altrimenti anche in tre), date un’altra serie di pieghe, adagiate i due panetti su un foglio di carta forno ben infarinato (uno per ciascuno, dovrete infornarli separatamente), sempre con la chiusura verso il basso. Lasciate riposare un’altra mezz’ora, poi iniziate la stesura, allargando l’impasto dal centro verso i bordi, fino a ottenere dei dischi di circa 28 cm di diametro, spessi circa mezzo centimetro. Premete delicatamente per non disperdere i gas: saranno preziosissimi per avere le vostre bolle. Io ho steso a intervalli, lasciando passare 20 minuti tra un intervento e l’altro, ma se siete più bravi di me potete fare tutto in una volta sola. Scaldate il forno al massimo. La teglia lasciatela dentro (io ho usato due leccarde). Quando avrà raggiunto la temperatura condite le vostre pizze e fate scivolare la prima sulla teglia, con l’aiuto di un cartone rigido o di una pala (se ce l’avete). Io ho trasferito tutto, carta forno inclusa. Cuocete 10 minuti sul ripiano più basso, accendete il grill e spostate sul ripiano più alto. A questo punto potete infornare la seconda con lo stesso procedimento. Per la margherita ho condito prima con pomodoro e un giro d’olio, ho fatto cuocere i primi 10 minuti, poi ho aggiunto il fiordilatte ben scolato. La versione con gorgonzola piccante e broccolo (già pronto, leggermente al dente) l’ho cotta in bianco, con un giro d’olio e ho aggiunto gli ingredienti per gli ultimi 5 minuti. È stata la versione che mi ha dato più soddisfazioni: sono venute delle bolle da paura e un cornicione bello alto. Comunque decidiate di condirle, servitele fumanti!

cecina, farinata, torta di ceci, cinque e cinque, calda calda, bell’e cauda (ecc)

13 marzo 2012 § 3 commenti

Quello che ho scoperto della cecina è che è una ricetta solo apparentemente facile. Tipo che ci sono un sacco di imprevisti, e la teglia che non va bene, e lo strato è troppo sottile, e non si cuoce mai, e si è attaccata tutta. Comunque una volta scoperti i 2/3 accorgimenti viene sempre perfetta, non fa i capricci, non è un macaron. La teglia, prima di tutto, è importante che sia *dritta*. quindi sarebbe meglio non usare teglie di alluminio che si piegano (l’ideale sarebbe una teglia in rame stagnato, ma chi ce l’ha? Io no). Questo perché lo strato d’impasto deve essere uniforme, altrimenti è un disastro, si cuoce solo sui bordi e al centro rimane cruda. E poi l’impasto deve riposare come minimo due ore. Non chiedetemi perché, fidatevi e basta. Più riposa meglio è. E gli ingredienti, essendo solo due, è importante che siano *ottimi*, dalla farina all’olio, che dev’essere un EVO non troppo corposo.

ingredienti (per una teglia da 30 cm)
150 g di farina di ceci
450 ml d’acqua
5 cucchiai d’olio EVO
sale
pepe
un rametto di rosmarino (facoltativo)

Stemperate la farina di ceci nell’acqua, lavorando di frusta per evitare che si formino grumi. Aggiungete il sale (mezzo cucchiaino), l’olio, il rosmarino (io lo lascio intero e lo tolgo prima di infornare) e lasciate riposare come minimo due ore, mischiando di tanto in tanto. Accendete il forno al massimo, ungete benissimo la vostra teglia, versate l’impasto (dev’essere spesso circa 1 centimetro) e fate cuocere fino a doratura. Sfornate, cospargete di pepe e servite calda calda.

quick quiche con patate e carciofi

12 marzo 2012 § 3 commenti

Torta salata e foto (scattata al volo prima di uscire di casa stamattina) superveloci. Se vi organizzate bene in un’ora è pronta.
La base è una brisée, con mooolto meno burro e l’aggiunta di vino bianco, che secondo me con i carciofi ci sta perfetto. Temevo che la pasta risultasse gommosetta, invece è friabile ma compatta e credo che continuerò a farla così: rispetto alla ricetta tradizionale i grassi si dimezzano.

ingredienti per la pasta
200 g di farina
80 g di burro freddissimo
80 g (circa) di vino bianco (freddissimo anche lui)
sale qb
ingredienti per il ripieno
1 patata
2 carciofi
220 di latte
10 g di burro
50 g di ricotta salata
un cucchiaio di farina
1 uovo
un pizzico di noce moscata
sale qb

Tagliate il burro a tocchetti e “sbriciolatelo” nella farina, lavorando velocemente con la punta delle dita. Non importa se non si amalgama perfettamente, anzi: sono proprio i pezzetti di burro che, sciogliendosi, determinano la friabilità della pasta. Ho studiato!
Aggiungete il sale, poi il vino poco alla volta, fino ad avere un impasto non troppo asciutto, leggermente più idratato rispetto a una brisée classica. E lavorate sempre molto velocemente, va scaldato il meno possibile! Stendete a circa 2 mm di spessore e rivestite una teglia da crostata con l’impasto, bucherellandolo abbondantemente. Mentre preparate il ripieno mettete tutto in frigorifero e scaldate il forno a 180°.
Preparate una besciamella molto diluita stemperando la farina nel latte. Portate a ebollizione e quando vela il cucchiaio spegnete e aggiungete la noce moscata e il sale, poi, quando la besciamella sarà tiepida, l’uovo leggermente battuto e la ricotta salata.
Sbucciate le patate e tagliatele a cubetti di circa 1 cm di lato, pulite i carciofi, eliminate le foglie più dure e affettateli sottilissimi, distribuite il tutto sull’impasto, ricoprite con la besciamella e fate cuocere per circa 40 minuti.
È buona calda, è buona fredda, è buona tiepida.
Io l’ho farcita con quello che avevo in casa, ma nulla vi vieta di sbizzarrirvi!

biscotti al burro di arachidi

7 marzo 2012 § 2 commenti

Un po’ di tempo fa bazzicavo per l’internet e mi son messa a leggere un post che parlava della misteriosa capacità del burro di arachidi di manifestarsi sotto forma di voglia impellente per poi finire dimenticato in un angolo dopo appena un assaggio. Il burro di arachidi come metafora della vita. Io quel post non sono più riuscita a ritrovarlo, o l’avrei linkato, comunque secondo me l’aveva scritto Cloridrato di Sviluppina. Però magari mi sbaglio.
Va bene, comunque dopo aver letto quel post ho comprato non uno, ma DUE barattoli di burro di arachidi, in versione smooth e crunchy (perché non ci facciamo mancare niente) che ora sono lì che mi fissano. Va bene, per farla breve, qualche giorno fa ho deciso di dire NO alla discriminazione del burro di arachidi e ho preparato dei biscottini. La ricerca della ricetta è stata ardua: il burro di arachidi ha un milione di calorie, dunque ne cercavo una versione che non prevedesse *anche* l’uso del burro, ma gli operatori booleani non mi sono venuti in aiuto: provate voi a cercare “burro di arachidi -burro su google: esce solo il link della camera di commercio di Roma. Comunque, dopo un po’ di ricerche e adattamenti, eccoli qui.

ingredienti
320 g farina
220 g burro d’arachidi (io ho usato quello crunchy, con i pezzetti di arachide)
160 g zucchero semolato
170 g zucchero mascobado
3 uova
1 cucchiaino di lievito
mezzo cucchiaino sale

La preparazione è semplicissima. Scaldate il forno a 180°. Lavorate il burro di arachidi (lasciato a temperatura ambiente) fino a ottenere un composto liscio. Aggiungete lo zucchero mascobado, quello semolato, la farina setacciata insieme al lievito, il sale e le uova sbattute, impastate velocemente e formate delle palline. Disponetele ben distanziate su una teglia rivestita di carta forno e schiacciatele con una forchetta prima in un verso e poi nell’altro, formando un disegno a griglia. Infornate per una quindicina di minuti. Dovranno risultare leggermente dorati. Non esagerate, perché tendono a diventare molto croccanti, una volta freddi. Io vi ho avvisati. Lasciateli raffreddare e trasferiteli in una scatola di latta. Si conservano piuttosto a lungo.

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