quanti modi di fare e rifare i cjalsons

6 marzo 2012 § 18 commenti


Per questo nuovo appuntamento di Quanti modi di fare e rifare ci siamo trasferite nella cucina di Stefania per preparare i cjalsons, che per chi non lo sapesse sono un piatto tipico del Friuli. Io non lo sapevo, per dire. Wikipedia ci spiega che si tratta una pasta simile ai ravioli, con un ripieno caratterizzato da un contrasto tra dolce e salato. Dentro ci si può mettere un po’ quel che si vuole, purché questo assunto di base venga rispettato. Con questa premessa è possibile fare praticamente di tutto, anche se poi io, per timidezza, ho optato per un ripieno abbastanza tradizionale (ma la prossima volta oserò di più). L’altra cosa interessante è la pasta, tradizionalmente a base di patate, farina e uovo. Tipo uno gnocco tirato a sfoglia con dentro delle cose buone*. Giovanni Rana, non hai inventato gnente, proprio.

ingredienti per la pasta
300 g di patate
200 g di farina
1 tuorlo d’uovo
un pizzico (abbondante) di sale

ingredienti per il ripieno
150 spinaci (pesati da cotti)
50 g di ricotta salata
50 gi di uvetta
un cucchiaio di granella di nocciole tritate
sale qb
noce moscata
un pizzico di cannella

Preparate la pasta. Fate cuocere le patate con la buccia. Io le ho cotte al vapore, per evitare che si inzuppassero d’acqua. Una volta cotte sbucciatele (ma va?), schiacciatele, lasciatele intiepidire e impastatele con la farina, il tuorlo d’uovo e il sale. Stendete in una sfoglia sottile ma non troppo, infarinando molto bene il ripiano: il composto è molto morbido e tenderà ad appiccicarsi un po’ ovunque. Siate pazienti, MOLTO. Lasciate asciugare una mezz’ora. Nel frattempo preparate il ripieno. Fate cuocere gli spinaci, strizzateli molto bene, sminuzzateli e unite l’uvetta tritata (non c’è bisogno di ammollarla), la ricotta salata grattugiata grossolanamente, la granella di nocciola, il sale, la noce moscata. Lasciate intiepidire. Ritagliate la sfoglia in quadrati (più o meno), riempiteli con una dose di ripieno non eccessiva e chiudeteli a triangolo, inumidendone i bordi e infarinandoli (sempre per via di quella fastidiosa tendenza a incollarsi).
Bon, ora il più è fatto. Cuocete i vostri cjalson in abbondante acqua bollente salata. Sono pronti in 4 minuti circa. Data la morbidezza dell’impasto mi aspettavo che si aprissero tutti, trasformandosi in una minestra e invece no, nemmeno uno! Conditeli con il classico burro e salvia e una spolverata di pecorino romano e serviteli belli fumanti.

Per il prossimo laboratorio inizio a far fremere il licoli, ché c’è da preparare la schiacciata di nonna Maria. Questa volta ci ospita Federica.

* e infatti con la sfoglia avanzata stasera ci preparo gli gnocchi.

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