nanocucina presenta: il nanosommelier

30 maggio 2012 § 5 commenti


L’altro giorno parlavo con un amico. Lui non è che di mestiere faccia il sommelier, è più un nanosommelier, credo, però di queste cose ne sa. Io invece i vini non li capisco, c’è il periodo che me ne piace uno, solitamente un rosso, solitamente della Basilicata o giù di lì, e allora lo abbino con tutto. Per dire, qualche mese fa a una festa mi son bevuta un Aglianico del Vulture e tra un sorso e l’altro mangiavo caramelle all’orzo. Va bene che non c’era nient’altro, però se l’amico nanosommelier fosse stato con me mi avrebbe detto che caramelle all’orzo + Aglianico del Vulture = NO WAY.
Tutto questo per introdurre il fatto che a partire da un futuro molto prossimo (dopodomani) il nanosommelier sarà ospite fisso di nanocucina. Sono sicura che diventerà una presenza irrinunciabile, ma solo dopo che vi sarete abituati al fatto che critichi *tutto*. Tipo che l’altro giorno come prima cosa mi dice che le mie foto sono brutte e lui le sa fare meglio. Secondo me non è neanche vero che le sa far meglio: le ho viste, io, le foto che fa. Poi se vi dà troppo fastidio me lo dite e lo mando via, eh. Comunque eccolo, tutto serio, che si presenta in scala di grigi.

Degustazione. Abbinamento. Termini in voga sui quali si ha spesso un approccio sbagliato. Sbagliato perché approssimativo e superficiale o, di contro, quasi talebano. Partiamo dal primo: degustazione. Dal dizionario scopriamo che si tratta, più o meno, di un’attività che pone al centro il piacere che deriva dal senso del gusto e dell’olfatto, il secondo imprescindibile dal primo. Non solo, scopriamo anche che degustare significa prolungare il più possibile l’uso dei sensi coinvolti. Ecco dunque che per degustare sono necessari tempo e… buona condizione dei nostri organi: è impossibile degustare in venti secondi ed è impossibile farlo dopo aver mangiato due peperoncini piccanti (o con il raffreddore, NDR).

L’abbinamento è invece faccenda assai più complessa, se vogliamo, che si compone anche di una parte teorica basata, molto sinteticamente, su due tecniche: abbinamento per contrasto e per concordanza. Spiegheremo poi entrambe le teorie e le situazioni ma, assolutamente più importante, è smitizzare qualunque certezza: valgono soprattutto il proprio gusto personale e la propria affinità con le sensazioni che proviamo. Ovvero: non esistono abbinamenti giusti o sbagliati ma solo abbinamenti che troviamo più o meno piacevoli.

Personalmente non amo bere uno spumante secco con il dolce, non berrei mai un Barolo con i gamberoni (io sì, NDR) oppure una lager con il cioccolato ma… ma non avrei mai detto che una birra stout potesse abbinarsi straordinariamente con cozze e ostriche, prima di provare!

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