ravioli di melanzane con ricotta di bufala e Fiore Sardo

23 luglio 2012 § 10 commenti

In queste ultime due settimane non sono stata esattamente pervasa dalla voglia di cucinare. Ogni tanto però mi vengono delle voglie improvvise. Tipo ieri pomeriggio, non avevo ancora pranzato, mi è venuta questa voglia di ravioli. I ravioli li faccio quasi mai, perché mi sembra sempre che ci voglia una vita. In realtà, poi, un’ora dopo li stavo già mangiando, quindi non ci vuole nemmeno tanto per soddisfare la voglia di ravioli, anche se arriva all’improvviso. L’unica cosa è che dovete avere in casa tutto quello che serve per prepararli, perché se i negozi sono chiusi o non avete voglia di uscire (IO! IO!) allora sono cazzi. Le cose fondamentali da avere in casa in questi momenti difficili sono farina, uova e qualche tipo di alimento che combinato possa formare un ripieno. Facile, quindi. Io, tra le altre cose, avevo melanzane, ricotta di bufala e Fiore Sardo. Sì, sono stata fortunata.

ingredienti per 1/2 persone (18 ravioli grandi)
per l’impasto
80 g di semola di grano duro rimacinata
20 g di farina 00
1 uovo
1 pizzico di sale

per il ripieno
180 g di melanzane
40 g di ricotta di bufala
30 g di Fiore Sardo (più altro per condire)
una manciata di basilico
1 cucchiaio abbondante di cipolla tritata
2 cucchiai di olio
sale qb

Per prima cosa preparate l’impasto. Versate la farina a fontana sulla spianatoia, rompete l’uovo, versatelo al centro insieme al sale e amalgamate lentamente, con un movimento circolare, incorporando la farina dal bordo della fontana. Quando la farina è stata assorbita impastate qualche minuto fino a ottenere un composto elastico e omogeneo. Coprite e lasciate riposare per un minimo di 30 minuti.
Sbucciate le melanzane e tagliatele a dadini. A questo punto potete scegliere se cospargerla di sale per eliminare l’amaro o, come me, saltare questo passaggio: io l’amaro della melanzana proprio non lo sento. Se decidete di salarle ricordatevi di sciacquare bene prima della cottura. Tritate la cipolla, soffriggetela con due cucchiai d’olio e quando sarà morbida e leggermente dorata aggiungete le melanzane a dadini, lasciate insaporire qualche minuto, aggiungete qualche cucchiaio d’acqua, coprite e finite di cuocere. Quando il ripieno sarà tiepido aggiungete la ricotta, il fiore sardo, il basilico e pochissimo sale, se ce ne fosse bisogno. Lasciate raffreddare.
Stendete la pasta in una sfoglia sottile, ritagliate dei quadrati, disponete al centro un cucchiaio scarso di ripieno e richiudete a triangolo, premendo bene lungo i bordi. Tuffate in acqua bollente salata, scolate, condite con un sugo leggero di pomodoro e basilico, una spolverata di fiore sardo e un giro d’olio.
Con il ripieno che vi avanza (se vi avanza) potete condirci delle bruschette. Fidatevi della nana.

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focaccia dolce con marmellata di ciliegie

16 luglio 2012 § 6 commenti

Era un po’ di tempo che volevo mettere mano all’impasto n°2 della cuochina e finalmente lo scorso weekend il mio licoli si è ripreso dopo un momento di debolezza estiva, probabilmente dovuto al cambio di farina.
Dunque, le regole del gioco sono poche: ingredienti e peso dell’impasto devono rimanere quelli indicati nella ricetta, anche se la natura degli ingredienti potrà essere variata.
Per dirla più semplicemente:
– 120g di farina di forza può diventare: 80g di forza+40g debole, ma anche 60g di forza+30g di farina saraceno+30g di semola; e così via.
– 40 g di latte può diventare: 40g di acqua oppure 20g di latte+20g di acqua; e così via.
30g di tuorlo può diventare: 20g di tuorlo+10g di latte; e così via.

ingredienti
120 gr di farina di manitoba
55 gr di licoli o licoluva o licolmela
40 g di latte
30 g di zucchero
30 g di uovo un uovo intero
40 gr di burro a temperatura ambiente
un pizzico di sale
mezzo vasetto di marmellata (io ho usato la marmellata biologica di ciliegie Rigoni di Asiago)
zucchero semolato per spolverare

Montate l’uovo con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso e bianco.
Aggiungete il licoli rinfrescato almeno tre volte con la stessa farina dell’impasto. Setacciate la farina e aggiungetela a cucchiai, mischiando inizialmente con una forchetta. Quando sarà completamente assorbita rovesciate sulla spianatoia e impastate bene fino a ottenere un composto sodo e liscio che non si appiccichi alle mani. Unite il burro morbido un pezzetto alla volta, l’impasto deve mantenere l’incordatura, date un giro di pieghe e lasciate riposare per una mezz’ora coperto a campana (autolisi). Riprendetelo, aggiungete il sale, impastate ancora qualche minuto e fate lievitare fino al raddoppio in una ciotola ben coperta e al riparo da spifferi. Sempre che in casa vostra ci siano spifferi in questa stagione. Da me per esempio NON.
Quando sarà ben gonfio dividetelo in due e stendetelo in sfoglie di circa mezzo cm di spessore. Disponete la prima su una teglia rivestita di carta forno, ricopritela con la marmellata che avete scelto e richiudete con la seconda sfoglia, sigillando bene i bordi. Lasciate riposare coperto per un’altra ora e spolverate con zucchero semolato. Accendete il forno a 190° (statico). Quando avrà raggiunto la temperatura infornate la focaccia fino a quando avrà assunto un bel colore dorato. Sconsiglio di assaggiarla appena sfornata (AHEM), perché come certo saprete la marmellata raggiunge temperature non misurabili dalle apparecchiature umane. Fredda va bene. Tiepida è ancora meglio, la componente burrosa è avvertibile più chiaramente. E questo, cari signori, è un bene!

quanti modi di fare e rifare le ciambelline démodé con giulebbe al limone

6 luglio 2012 § 18 commenti


Anche questo mese arrivo all’appuntamento con Quanti modi di fare e rifare sul filo del rasoio, ma non importa, perché queste ciambelline démodé di Emanuela mi incuriosivano troppo per saltare il giro. Dalle mie parti non le ho mai viste, e chissà se mi sono venute come quelle originali o se c’entrano poco. In ogni caso le rifarò sicuramente, anche perché ero convinta di dover fare più prove e ne ho preparata una dose ridicola e invece, PAF! sono venute al primo colpo. E quindi son praticamente finite. Prima voglio vedere come sono le altre, però.

ingredienti per circa 12/13 ciambelline
per l’impasto
1 uovo
10 gr di burro
100 gr di farina 00
1 pizzico di sale

per il giulebbe
175 g di acqua
175 g di zucchero
la buccia di 1 limone grattugiata (solo la parte gialla, mi raccomando, eh)

Scaldate il forno il 180° e portate a ebollizione una grossa pentola piena d’acqua. Intridete la farina con il burro, aggiungete il sale, l’uovo e lavorate qualche minuto fino ad avere un impasto liscio. Formate dei cordoncini di circa 1 cm di diametro e formate delle ciambelline premendo le estremità. Gettate in acqua bollente e cuocete per 5 minuti dalla ripresa del bollore. Per questa quantità potete farlo in una sola tornata, se dovessero essere di più conviene farlo in più riprese, così la temperatura dell’acqua non scende troppo. Infornate le ciambelline finché non sono leggermente dorate (mi ci son voluti circa 20 minuti). Nel frattempo preparate il giulebbe: riunite acqua e zucchero in un pentolino e portate a ebollizione a fiamma bassa. Sarà pronto quando filerà ma non sarà ancora caramellato. Mettete sul fuoco una padella, disponete le ciambelline, parte dello sciroppo, a me ne è bastato un mestolo, e la scorza di limone. Mischiate per bene in modo che le ciambelline ne siano ricoperte su tutti i lati. Anche qui io ho fatto tutto in una sola volta, se moltiplicate la dose dovrete glassarle poche per volta. Togliete dalla padella e mettete a raffreddare su un piano ricoperto di carta forno (così si staccano più facilmente).

Il mese prossimo siamo tutti in vacanza, per cui ci si rivede a settembre da Vittoria per la Focaccia della sciùra Maria

focaccia di Recco

4 luglio 2012 § 7 commenti

Cosa si fa quando fuori ci sono 32 gradi? Io accendo il forno, così in casa si creano le stesse condizioni ambientali esterne e non soffro lo sbalzo di temperatura. Era un bel po’ di tempo che volevo provare a (ri)fare la focaccia di Recco: l’unico mio tentativo si era risolto in una specie di carasau secco con dentro il formaggio. Buono, eh, ma non aveva niente a che vedere con l’originale che tutti conosciamo come una delle cose più buone che abbiamo mai mangiato, con quel guscio tenero e il formaggio fondente e io ora, e intendo proprio ORA, posso mangiarla e voi no, perché a pensarci mi è venuta fame. L’impasto è piuttosto semplice e, soprattutto, non ha bisogno di lievitazione, quindi se vi organizzate bene potete sfornarla pure voi in un’ora a partire da adesso. Gli unici accorgimenti sono di utilizzare una buona farina di forza (altrimenti si rompe: la sfoglia va tirata molto sottile), un olio extravergine di oliva leggero, una buona crescenza (o uno stracchino) e di cuocerla *poco*.

ingredienti
250 g di acqua
40 g di olio EVO (preferibilmente ligure, in ogni caso dal gusto leggero) + altro per spennellare
400 g di farina manitoba (io la solita manitoba Molino Rosignoli)
10 g di sale per l’impasto + altro
500 g dii crescenza o stracchino

Mischiate acqua, olio e sale in un recipiente ampio. Aggiungere la farina setacciata poca alla volta, mischiando inizialmente con una forchetta. Quando l’acqua è stata completamente assorbita rovesciate su un piano leggermente unto e impastate vigorosamente per qualche minuto, cercando di NON aggiungere farina. Casomai aggiungete olio, pochissimo, giusto per ripulire il piano. Coprite e lasciate riposare per almeno mezz’ora. Scaldate il forno al massimo. Il mio raggiunge i 270°. Dividete l’impasto in quattro e tirate in sfoglie il più sottile possibile sulla spianatoia leggermente infarinata, cercando di non formare buchi (a quelli pensiamo dopo). Per cominciare potete usare il mattarello, poi però sollevatele e fatele ruotare sui pugni chiusi stirandole. Devono essere quasi trasparenti. Io con queste quantità ho rivestito due teglie da forno. Stendete una prima sfoglia sulla teglia unta, disponete la crescenza a grossi pezzi e richiudete con la seconda. Sigillate bene i bordi, ritagliate l’eventuale pasta in eccesso e pizzicatela per creare dei buchi di circa 1 cm, altrimenti in cottura poi si gonfiano e ciao, vi ritrovate con degli enormi calzoni. Spennellate con olio EVO, salate leggermente e infornate nella parte bassa del forno. Cuocete per  circa 8 minuti: state attenti che non colorisca troppo, la pasta della focaccia di Recco è tenera e solo leggermente dorata. Sfornate a mangiate preferibilmente calda.

cosa dice il nanosommellier

Di questa focaccia evidenziamo subito la relativa semplicità; ci troviamo piacevolmente di fronte un cibo sapido, con una certa untuosità e una relativa aromaticità e tendenza acidula del formaggio. Direi che su questi elementi il vino può essere un degno abbinamento e, visto il concetto che nanocucina ha voluto proporre, ovvero un piatto della tradizione territoriale, scelgo un abbinamento del territorio: un pigato o spigau in dialetto locale, scelgo anche di suggerirvi lo spigau “crociata” di Rocche del Gatto. Un vino molto complesso, profondo e ricco nei profumi tipici del vitigno e del territorio, anche se potrebbe risultare un tantino troppo complesso per il piatto. Questo è un vino capace di invecchiamento e che, per chi fosse interessato, rappresenta un emblema, una crociata contro alcune miopie dei disciplinari: lo spigau Crociata non è DOC anche perché ha un colore… troppo ricco (sic!)

Con questa ricetta salutiamo il nanosommellier che se ne va in vacanza per un paio di settimane. Poi però torna, eh.

Dove sono?

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