focaccia dolce con marmellata di ciliegie

16 luglio 2012 § 6 commenti

Era un po’ di tempo che volevo mettere mano all’impasto n°2 della cuochina e finalmente lo scorso weekend il mio licoli si è ripreso dopo un momento di debolezza estiva, probabilmente dovuto al cambio di farina.
Dunque, le regole del gioco sono poche: ingredienti e peso dell’impasto devono rimanere quelli indicati nella ricetta, anche se la natura degli ingredienti potrà essere variata.
Per dirla più semplicemente:
– 120g di farina di forza può diventare: 80g di forza+40g debole, ma anche 60g di forza+30g di farina saraceno+30g di semola; e così via.
– 40 g di latte può diventare: 40g di acqua oppure 20g di latte+20g di acqua; e così via.
30g di tuorlo può diventare: 20g di tuorlo+10g di latte; e così via.

ingredienti
120 gr di farina di manitoba
55 gr di licoli o licoluva o licolmela
40 g di latte
30 g di zucchero
30 g di uovo un uovo intero
40 gr di burro a temperatura ambiente
un pizzico di sale
mezzo vasetto di marmellata (io ho usato la marmellata biologica di ciliegie Rigoni di Asiago)
zucchero semolato per spolverare

Montate l’uovo con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso e bianco.
Aggiungete il licoli rinfrescato almeno tre volte con la stessa farina dell’impasto. Setacciate la farina e aggiungetela a cucchiai, mischiando inizialmente con una forchetta. Quando sarà completamente assorbita rovesciate sulla spianatoia e impastate bene fino a ottenere un composto sodo e liscio che non si appiccichi alle mani. Unite il burro morbido un pezzetto alla volta, l’impasto deve mantenere l’incordatura, date un giro di pieghe e lasciate riposare per una mezz’ora coperto a campana (autolisi). Riprendetelo, aggiungete il sale, impastate ancora qualche minuto e fate lievitare fino al raddoppio in una ciotola ben coperta e al riparo da spifferi. Sempre che in casa vostra ci siano spifferi in questa stagione. Da me per esempio NON.
Quando sarà ben gonfio dividetelo in due e stendetelo in sfoglie di circa mezzo cm di spessore. Disponete la prima su una teglia rivestita di carta forno, ricopritela con la marmellata che avete scelto e richiudete con la seconda sfoglia, sigillando bene i bordi. Lasciate riposare coperto per un’altra ora e spolverate con zucchero semolato. Accendete il forno a 190° (statico). Quando avrà raggiunto la temperatura infornate la focaccia fino a quando avrà assunto un bel colore dorato. Sconsiglio di assaggiarla appena sfornata (AHEM), perché come certo saprete la marmellata raggiunge temperature non misurabili dalle apparecchiature umane. Fredda va bene. Tiepida è ancora meglio, la componente burrosa è avvertibile più chiaramente. E questo, cari signori, è un bene!

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i canederli alle bietole di Enrica

26 marzo 2012 § 6 commenti

È la prima volta che sono ospite dell’iniziativa di Cinzia e la sorte ha voluto che io fossi in coppia con Enrica. Il suo blog non lo conoscevo, però ora che lo conosco mi piace molto e vi dico subito perché.
Primo: i suoi piatti sono sempre molto semplici. Pochi ingredienti abbinati sempre alla perfezione, e poi ogni tanto di quei guizzi creativi che lèvati.
E secondo: le sue foto sono sempre belle anche se lei non è una fotografa. A me i foodblogger fotografi professionisti fan paura. Per dire, io le foto le faccio in una scatola di cartone bianca con le pareti di carta da lucido (una roba autoprodottissima che non si può vedere) e un neon bianco. Stop. La macchina fotografica non è nemmeno mia. Non so cosa farei senza il mio neon bianco. E senza Photoshop.
Comunque per questi due motivi io il blog di Enrica lo sento particolarmente affine e quindi ci ho messo due settimane prima di decidere cosa preparare. Me lo sono letto da cima a fondo. Due volte. Ho selezionato la ricetta, preso nota di tutto, calcolato i tempi. Poi al supermercato non ho trovato l’ingrediente principale. Enrica, sappi che se oggi ci fossero stati i topinambur avrei sicuramente rifatto queste qui. Devo ricordarmi di non fare più la spesa di domenica. E quindi, armata di smartphone, ho optato per i canederli alle bietole, ché mi facevano primavera, il pane secco abbondava e avevo un pecorino appena arrivato da Malaga da ostentare.

ingredienti
150 g di pane raffermo
1 cipolla non troppo grande
1 spicchio d’aglio
200 g di bietola lessata
3 cucchiai di farina
1 uovo
mezzo bicchiere di latte
burro q.b.
sale e pepe
pecorino appena arrivato da Malaga q.b.

Tritare finemente la cipolla e l’aglio e farli rosolare insieme a una noce di burro. Aggiungere la bietola ben strizzata e tritata e saltare in padella per qualche minuto, aggiustando di sale e pepe. Aggiungere il pane tagliato a dadini (più piccoli sono meglio è), la farina, il latte caldo e mischiare energicamente. Una volta tiepido aggiungere l’uovo leggermente battuto e mischiare. Enrica ha usato due uova e un solo cucchiaio di farina, forse perché ha usato il pane da canederli. A me un solo uovo è bastato e avanzato: il composto era molto morbido, anche se in cottura si è rassodato.

Lasciar riposare per almeno 20 minuti e formare i canederli con le mani leggermente umide. Tuffare in acqua bollente salata e cuocere per una decina di minuti. Io li ho conditi con burro fuso, una spolverata di pecorino e una macinata di pepe.

Con questa ricetta partecipo al contest non contest di Cinzia Dai, ci scambiamo una ricetta.

P.S. casualmente abbiamo scelto di postare proprio oggi che è il compleanno di Enrica, con la quale mi scuso perché con auguri sono veramente pessima, mi vergogno proprio a farli. E infatti cosa c’è di meglio per festeggiare di un bel piatto di canederli? Praticamente tutto.

zeppole di san giuseppe

19 marzo 2012 § 1 Commento

Addirittura due post in un giorno? Ebbene sì, perché mi sono accorta ieri a mezzanotte (quasi mezzanotte) che oggi è san Giuseppe e che quindi non avrebbe avuto molto senso pubblicare la ricetta, che ne so, tra una settimana. E così ieri notte ho acceso il forno. Quello della foodblogger è un duro lavoro.
Io le zeppole di san Giuseppe nemmeno sapevo cosa fossero fino a giovedì scorso, poi me l’hanno spiegato: sono ciambelline di pastella fritte, ripiene di crema, con la ciliegina on top. Come noterete dalla foto, la ciliegina qui non c’è. Le ciliegine candite non fanno parte della mia dispensa base. Però dei canditi avanzati dallo scorso natale li avevo ancora. Dite che possono andare? Poi vabè, in cottura non è rimasta la tipica striatura della pasta e la crema pasticcera prima è impazzita, poi è rimasta troppo liquida. Non è che sia soddisfattissima del risultato, ma basta il pensiero, no? L’anno prossimo le farò meglio. E magari le friggo, ché all’una di notte non mi sembrava il caso e le ho fatte al forno.
Al di là del fattore estetico, stamattina ne ho mangiate tre e sono buone, quindi non mi sento troppo in colpa a mettere qui la ricetta.

ingredienti per 11/12 zeppole
150 farina
150 acqua
30 burro
1 cucchiaino e mezzo di zucchero
1 pizzico di sale
3 uova
mezzo cucchiaino di lievito
zucchero a velo
crema pasticcera

Scaldate il forno a 180° con modalità ventilata. Nel frattempo preparate l’impasto, che in pratica altro non è che una pasta choux. Mettete in un pentolino l’acqua insieme allo zucchero, al sale e al burro. Quando bolle gettate la farina setacciata (perché non volete grumi, vero?) tutta insieme e mischiate finché l’impasto si stacca e forma una palla. Ci vuole pochissimo, tipo 3o secondi. Lasciate intiepidire, poi unite le uova, una alla volta. Non aggiungete l’uovo successivo se il primo non è completamente amalgamato. Se non state cucinando nel cuore della notte potete anche usare delle fruste elettriche. Io ho impastato tutto con le mie manine sante. Aggiungete il lievito, mettete tutto nella sac à poche, usando un beccuccio largo a stella, e formate delle ciambelline, stando ben attenti a non fare il buco troppo grande: ricordatevi che andranno riempite di crema! Infornate per 35/40 minuti. Preparate la crema pasticcera. Guarnite le ciambelline con lo zucchero a velo, la crema, e la ciliegina a chiudere tutto.

pizza con erborinato di capra, cipolla caramellata, nocciole e miele

19 marzo 2012 § 2 commenti

Niente, ormai il mio licoli non lo ferma più nessuno. Questa versione, forse per le condizioni atmosferiche particolarmente favorevoli, è ancora meglio della precedente. L’accostamento è nato perché volevo partecipare al contest Honey Sweet Honey di cappuccino e cornetto (voglio fortemente quelle teglie a pois nella mia cucina, con le piastrelle rosse ci starebbero d’incanto!), ma non mi andava di farlo con una ricetta dolce. E così, pensa che ti ripensa, è nata questa pizza che, lasciatevelo dire, non è niente male: i sapori si sposano senza prevaricare gli uni sugli altri. Ottimo, perché qualche dubbio sull’erborinato ce l’avevo. Le dosi sono per una sola pizza, quindi per la base ho utilizzato questa, dimezzando le quantità.

Ingredienti
1 cipolla di Tropea
1 cucchiaio di miele + altro per guarnire
2 cucchiai di passito
60 g di erborinato di capra
una manciata di nocciole

Affettare la cipolla ad anelli sottili e cuocerla a fuoco lentissimo insieme al miele (io ho usato miele di eucalipto), al passito e a un pizzico di sale. Tagliate l’erborinato a dadini di circa mezzo centimetro di lato. Tritate le nocciole grossolanamente e fatele tostare in un padellino. Nel frattempo scaldare il forno al massimo. Quando avrà raggiunto la temperatura giusta distribuite un velo d’olio sulla pizza e infornatela nel ripiano più basso. Dopo 5 minuti conditela con l’erborinato, la cipolla caramellata, le nocciole tritate. Accendete il grill e spostate la pizza nel ripiano più alto. Fate cuocere altri 5 minuti e servite molto calda, accompagnata da un filo di miele.

con questa ricetta partecipo al contest di Cappuccino e Cornetto Honey Sweet Honey

e al contest di cuocopercaso Le cipolle… in una valle di lacrime

gnocchi di zucca e pannerone

28 febbraio 2012 § 1 Commento

Quindici giorni (15!) senza postare nulla. Questa ricetta è in archivio addirittura da prima di natale, insieme a un’altra decina ancora da smaltire.
A dicembre su Radio Popolare sentivo spesso la pubblicità del Banco di Garabombo, un mercato equo-solidale che allestiscono tutti gli anni sul piazzale della metro a Pagano, a Milano. Orbene, una sera hanno intervistato Cristina (mi pare) del caseificio Carena, che ivi proponeva una selezione di prodotti, che non ricordo esattamente quali fossero (anche perché sono passati più di due mesi). Di tutta l’intervista mi ricordo solo una parola: «PANNERONE». Dunque. Il pannerone è un formaggio che io amo tantissimo ma che non riesco più a trovare da nessuna parte. E sapete perché non riesco più a trovarlo da nessuna parte? Perché il caseificio Carena, ho scoperto grazie a Radio Popolare, è rimasto l’unico al mondo a produrlo. L’UNICO AL MONDO. E quindi qualche giorno dopo sono uscita dal Garabombo con, tipo, sei etti di pannerone in borsa (e mezzo chilo di burro che ho usato per i panettoni).
Cosa ci facciamo, oltre a mangiarlo così, al naturale, come se non ci fosse un domani (tanto d’inverno, col freddo, i grassi si smaltiscono prima)?
Dunque, il pannerone è un formaggio burroso. Ha una bellissima alveolatura, un retrogusto vagamente amaro, dovuto al fatto che non viene salato, e un forte sentore erbaceo. Quindi ci voleva un abbinamento che ne stemperasse l’amaro senza ammazzarlo. E quindi via, gnocchi di zucca sciué sciué con fondutina di pannerone. Una robina leggera che va bene per l’arrivo della primavera.

ingredienti (per una persona e mezza)
80 g di zucca già cotta
100 g di semola
120 g di acqua
80/100 g di pannerone
qualche cucchiaio di latte
burro qb

Portate a ebollizione l’acqua salata e, quando bolle, versate nel pentolino tutta la farina in un colpo solo. Mischiate con un cucchiaio di legno finché l’impasto formerà una palla (quasi subito). Toglietela dal fuoco e aggiungete la zucca schiacciata, amalgamando bene. Lasciate intiepidire, formate dei salsicciotti e ricavate degli gnocchetti.
Fate fondere a fuoco dolcissimo (meglio a bagnomaria) il pannerone tagliato a dadini insieme al latte. Nel frattempo cuocete gli gnocchetti in abbondante acqua bollente salata e quando salgono in superficie scolateli subito e conditeli con la fonduta di pannerone, una nocciola di burro, se volete, una spolverata di pepe. Servite caldissimi!

quanti modi di fare e rifare… le fettuccine dolci

6 febbraio 2012 § 16 commenti

Anche questo mese la ricetta per Quanti modi di fare e rifare la pubblico sul filo del rasoio. Non è colpa mia, mi han fatta così.
Ok, prima di cominciare devo fare una confessione: non amo particolarmente i dolci di carnevale. Sono troppo fritti (non amo particolarmente nemmeno il carnevale, ma questa è un’altra storia).
E invece devo ammettere che queste fettuccine dolci sono davvero buone. La consistenza ricorda quella delle chiacchiere, ma sono meno stucchevoli, più leggere e l’aroma di agrumi le rende più particolari. Ho ripreso pari pari la ricetta di Fr@, dimezzando le dosi. Di mio ho aggiunto ben poco, erano perfette così.

ingredienti:
150 g di farina
1+2 cucchiai di zucchero
un pizzico di bicarbonato
20 g di burro
1 uova
il succo di mezzo mandarino
la scorza grattugiata di due mandarino
olio extravergine per friggere
zucchero a velo (facoltativo)

Impastare la farina con l’uovo, un cucchiaio di zucchero, il bicarbonato, il succo di mandarino, il burro fuso. Stendere in una sfoglia di 1 mm di spessore e cospargerle con lo zucchero rimanente e la scorza di mandarino. Io ho dato un’altra passata di mattarello per compattare bene il tutto ed evitare che lo zucchero se ne andasse in giro indomito per la padella. Piegare come si farebbe per delle normali tagliatelle (ripiegando i bordi verso il centro e poi chiudendo a libro), tagliare a circa 1 cm di altezza e friggere in olio profondo e ben caldo. Scolare e cospargere di zucchero a velo.

Ci rivediamo il 6 di marzo con i cjalsons aromatici!

pane di segale profumato all’anice

21 dicembre 2011 § Lascia un commento

Gli psicodrammi delle ultime settimane e l’assenza temporanea di una macchina fotografica decente mi hanno tenuta lontana da nanocucina. Non che non abbia cucinato, ma i risultati sono per la maggior parte pessimamente fotografati, oppure non posso pubblicarli per ragioni di segretezza professionale (probabilmente finiranno in qualche pacchetto natalizio). E quindi vi beccate un altro esperimento con il licoli.
Anzi, vi avverto che prima o poi vi toccherà anche un post sulle conversioni, perché, come giustamente diceva un amico (dal quale aspetto ancora la ricetta della cheese cake al bicchiere alle arance amare), va bene il lievito naturale, ma mica ce l’hanno tutti.

A proposito, come vedete dal nuovo banner qui di fianco, da qualche mese sono diventata spacciatrice ufficiale di pasta madre su pastamadre.net, una comunità che riunisce consumatori, co-produttori, agricoltori, mugnai e panificatori (eccetera), con l’obiettivo di diffondere l’utilizzo di pasta madre. Aderendo si viene segnalati su una mappa insieme ad altri spacciatori (al momento siamo circa 150 in tutta Italia) disposti a scambiare o dare in adozione la propria piccola.
Personalmente mi sembra un’idea geniale e sono molto curiosa di vedere come funziona e le iniziative che verranno organizzate. Così finalmente potrò togliermi la curiosità e vedere come si comportano le bimbe degli altri.

Chiusa la parentesi, come vedete la foto è una delle migliori, provate a immaginare un po’ come sono le altre.

ingredienti
400 gr di farina di segale integrale bio
200 g licoli rinfrescato almeno due volte
2 cucchiai di olio EVO
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiai di semi di anice
250 ml circa di acqua tiepida

In una ciotola capiente sciogliete il licoli nell’acqua a temperatura ambiente. Aggiungere lo zucchero, i semi di anice, l’olio e mischiate bene. Versate la farina e dare una breve impastatina. La consistenza è molto diversa da quella della farina normale: sembrerà più un enorme gnocco. Lasciate riposare una mezz’ora coprendo a campana, quindi unite il sale, impastate ancora per qualche minuto e mettete a lievitare ben coperto in una ciotola unta fino al raddoppio, dando un giro di pieghe ogni ora.
Al termine della lievitazione rovesciate l’impasto sulla spianatoia ben infarinata e date una forma allungata, cercando di non sgonfiarlo troppo. Mettetelo in uno stampo da plum cake di circa 25 cm, coprite bene e lasciate lievitare ancora un paio d’ore. Scaldate il forno a 200° con un pantolino d’acqua sul fondo e cuocete per 45 minuti circa.
Si mantiene a lungo, anzi, il giorno dopo è anche meglio, ed è ottimo con un velo di burro e acciughe.

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