quanti modi di fare e rifare… gli auguri di compleanno

22 marzo 2012 § 5 commenti

In ritardo, come sempre, però alla fine arrivo!
Questo mese c’è un’edizione straordinaria del laboratorio di cucina aperta Quanti modi di fare e rifare, e spero che mi perdoneranno se arrivo con ben due ore di ritardo (ma tanto ora cambio l’orario di pubblicazione e nessuno se ne accorge). Dunque, oggi è il compleanno di Stefania, che io festeggio con particolare entusiasmo, perché grazie a lei ho scoperto i cjalsons e da allora la mia vita non è più la stessa. E poi ho altri motivi *segretissimi* per festeggiare!
Cosa c’è di meglio di una torta al cioccolato del maestro Santin? Non saprei. Però rassicuro tutti: la torta Tenerella è veramente buona. Tipo una delle migliori che siano mai state sfornate nelle cucine di nanocucina. Lo so che lo dico sempre, però questa volta è vero. È anche semplicissima da fare, non a caso l’ho presa dal libro Le mie ricette base, che è diventato la mia bibbia da un paio di mesi.

ingredienti
200 gr di cioccolato 55%
100 gr di burro
4 uova
100 gr di zucchero
60 gr di farina
mezzo cucchiaino di cremor tartaro

Saldate il forno a 170°. Tagliate il cioccolato a pezzi e fatelo fondere a bagnomaria insieme al burro, a fuoco lentissimo: il composto non deve scaldarsi troppo. Lasciate intiepidire e unite i tuorli, uno alla volta, poi la farina setacciata. Montate gli albumi a neve fermissima insieme allo zucchero e al cremor tartaro (ormai ne abuso quando monto gli albumi, così non mi si smontano nemmeno a piangere). Uniteli delicatamente al composto, mischiando con una spatola dal basso verso l’alto. Versate in uno stampo rivestito di carta forno e cuocete per 15/20 minuti: come dice il nome, la torta deve rimanere morbida all’interno. Io ho prolungato di altri 10 minuti perché risultava veramente TROPPO morbida. È fantastica sia tiepida che fredda, meglio ancora il giorno dopo: sembra di addentare un fondente, è da lagrime.

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muffin al doppio cioccolato e cannella violentemente buoni

20 marzo 2012 § 1 Commento

Io non so perché non faccio più spesso i muffin. Hanno lo stesso valore consolatorio di una polpetta, ma in più sono dolci, quindi partono comunque avvantaggiati. Eppure la teglia da muffin IKEA giaceva praticamente inutilizzata da mesi. Fino a oggi.
Per questa ricetta ho usato la panela colombiana che ho trovato in un negozio di prodotti etnici: in pratica è lo stadio primordiale dello zucchero mascobado, si presenta in panetti e prima di essere utilizzata va grattugiata o ridotta in scaglie. Io l’ho ridotta in scaglie. La panela porta alle estreme conseguenze la caratteristica che più mi piace del mascobado: la consistenza granulosa. Nei muffin secondo me si sposa perfettamente con il cioccolato in scaglie, perché un po’ lo richiama e quando ne trovi un pezzetto non completamente sciolto non sai mai se stai mordendo del fondente o dello zucchero. Effetto sorpresa! Comunque qui si è fuso quasi tutto. L’altra cosa che mi piace della panela è il retrogusto che ricorda la cannella e il caramello. E quindi, per simpatia, ci ho aggiunto anche la cannella.
Per far contenti anche i maschi che leggono questo blog, ho cucinato con un tacco 12.

ingredienti
210gr farina 00
10 g di cremor tartaro
200 gr di zucchero panela (o zucchero mascobado)
10o+40 g di cioccolato fondente con fave di cacao Alce Nero
3 uova
150 ml latte
120 g di burro fuso
sale
40 g di cioccolato (o gocce di cioccolato)
1 cucchiaino di cannella in polvere

Scaldare il forno a 180°.
Se utilizzate la panela grattugiatela, oppure riducetela in scaglie con un coltello. Mischiatela con la farina, setacciata insieme al lievito, in una ciotola capiente.
Fondete a bagnomaria 100 g di cioccolato insieme al burro e lasciate intiepidire.
Sbattete le uova con il latte, aggiungete il cioccolato fuso con il burro e unite agli ingredienti secchi precedentemente amalgamati. Tritate molto grossolanamente i restanti 40 g di cioccolato e aggiungeteli al composto.
Riempite degli stampi da muffin imburrati e infarinati. Per verificare la cottura fate la solita prova dello stecchino, comunque non dovrebbero volerci più di 15/20 minuti, a seconda della grandezza dello stampo.

Con questa ricetta partecipo al contest basta un poco di zucchero di Note di cioccolato.

brutta ma buona

3 novembre 2011 § 1 Commento

Se avete 4 tavolette di cioccolato amaro colombiano da finire questa ricetta è perfetta. È una torta fondentissima (ma veramente fondentissima, dal cuore morbido e, a dispetto del nome, nemmeno tanto brutta. Non contiene né farina né lievito, per cui non illudetevi che resti gonfia come appena estratta dal forno: dopo pochi minuti precipiterà e si ricoprirà di crepe, riempiendovi di disperazione.

ingredienti
4 uova
220 g di zucchero Muscovado
200 g di cioccolato amaro
130 g di burro
30 g di zucchero a velo

Preriscaldate il forno a 180°.
Fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato e il burro a pezzi. Nel mentre montate le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto cremoso. Quando si sarà intiepidito unite il cioccolato fuso, amalgamate bene, versate in una tortiera di 24 cm di diametro ben imburrata e infarinata e infornate per una ventina di minuti. Estraete la torta dal forno. Sarà bella gonfia, come vi avevo promesso. Bene: rompetene la crosta con un oggetto affilato, tipo il bordo di un cucchiaio, fino a ottenere tante piccole scaglie, e rimettetela in forno per altri 5/10 minuti. Sfornatela, lasciatela raffreddare e cospargetela di zucchero a velo.

cake al cioccolato semplicissimo anti-hype

6 ottobre 2011 § 2 commenti

Per non alzare troppo le aspettative con il primo post, ho pensato di iniziare con una ricetta semplicissima e una foto mediocre, così vi abituate.

La ricetta l’ho copiata spudoratamente da qui, con pochissime varianti.

È una dolce perfetto se la domenica mattina avete voglia di un cake al cioccolato ma i negozi sono chiusi: quasi sicuramente avete già tutti gli ingredienti in casa. Su cookaround una ragazza ha provato addirittura a farlo sostituendo il latte con l’acqua.
Essendo un dolce molto semplice è importante che le materie prime siano di ottima qualità.
Per farlo servono:

200 g di farina bio 00
250 g di zucchero di canna
75 g di cioccolato amaro (ma va bene anche cacao di ottima qualità)
450 g di latte (potete anche utilizzare del latte di soia, se volete una torta completamente vegana)
50 g di olio di riso (ma va bene anche un olio di semi o di oliva non troppo saporito)
un cucchiaino di cannella (facoltativa)
una bustina di lievito

Preriscaldate il forno in modalità statica a 160°.
Sciogliete il cioccolato a pezzi nel latte e lasciatelo intiepidire. Se utilizzate il cacao amaro potete omettere questo passaggio, io mi sono dovuta arrangiare con quello che avevo in casa.
Setacciate la farina insieme al lievito in una ciotola capiente e unite tutti gli ingredienti secchi. Aggiungete il latte, amalgamando per bene con una frusta, e l’olio. Il composto sarà molto liquido. Veramente MOLTO liquido. Voi fate finta di niente, non vi spaventate, è giusto che sia così.
A questo punto versate l’impasto veramente molto liquido in una tortiera che avrete:
a) imburrato e infarinato meticolosamente, oppure
b) rivestito di carta forno
e infornate. Io l’ho fatto cuocere 45 minuti a 160°, poi ho alzato a 170° in modalità ventilata per altri 15 minuti. Per capire se è cotto fate la famosa prova stecchino: è pronto quando lo stecchino è umido e non grondante.
Sfornate e lasciate raffreddare.
Io a un certo punto sono stata tentata di aggiungere qualche cucchiaio di marmellata di ciliegia all’impasto, ma vista la consistenza ho evitato di farlo per non ritrovarmela tutta sul fondo.
Ho preferito accompagnarla a parte. Avrei potuto farcirla, ma non l’ho fatto, sempre per quel discorso delle aspettative di cui parlavo a inizio post, vi ricordate?
La torta non lieviterà molto, perciò se non volete una frittata al cioccolato (buonissima, per carità, eh) vi consiglio di scegliere una tortiera medio/piccola. Io ho usato uno stampo da plum cake.
Se resistete è mooolto meglio il giorno dopo, assume una consistenza più compatta e cioccolatosa.
È un dolce ottimo, umido e sostanzioso nonostante l’assenza di uova e burro, perfetto per un tè del pomeriggio (ma anche di metà mattina, via). Si accompagna perfettamente ai sapori più aciduli: io l’ho provato insieme alla suddetta marmellata e a una tisana al melograno.

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